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L'APICOLTURA PRIMA DEL 1976 NEL PORDENONESE
Si
ha cognizione, per memoria tramandata dai " nonni ", che anche l'apicoltura
nel Pordenonese abbia subito un salto di qualità agli inizi degli
anni Trenta. Si ricorda che gli eccezionali rigori dell'inverno 1929, concomitante
alle ricorrenti e cicliche epidemie di peste americana, procurarono danni
incalcolabili all'agricoltura in genere e causarono una quasi generalizzata
moria di alveari. Alveari che erano per lo più del tipo a "bugno".
Negli anni a seguire, come nel resto dell'Italia settentrionale, si operò
intensamente per il ripristino del patrimonio apistico e si puntò
a ricostruirlo su nuove e più moderne basi, all'americana, come
insegnava e propagandava l'allora illustre ISTITUTO DI APICOLTURA MODERNA,
condotta da Don Giacomo Angeleri e sorto a Torino nel 1910.Si tramanda
pure che negli anni Trenta molti furono gli apicoltori nostrani che da
veri pionieri relazionarono culturalmente e praticamente con questo Istituto
piemontese, anche in considerazione dell'esistenza di vari flussi migratori.
E questi apicoltori, che puntarono sulla ricostruzione del patrimonio apistico
quasi in maniera sperimentale, adottando i poco conosciuti criteri moderni
di conduzione dell'apicoltura, furono quindi i diffusori nella nostra zona
del nuovo e razionale sistema di fare apicoltura, basato non più
sul bugno, ma sull'uso dell'arnia Dadant Blatt. Pertanto, dagli anni Trenta
agli anni Settanta, nel Pordenonese, l'apicoltura si diffuse e si consolidò
su basi di sempre più estesa razionalità con l'uso di arnie
a melario mobile e favi estraibili dall'alto, tipo DD.BB. Negli anni Settanta,
nella pianura pordenonese, erano stimate a poche decine le presenze di
arnie tipo "bugno", per lo più mantenute al solo scopo di "fabbricazione"
di sciami. Forse un maggiore numero di bugni si poteva riscontrare nella
fascia montana. In ogni caso l'apicoltura locale non ebbe mai a raggiugere,
dimensionalmente, in quegli anni, un livello professionistico. Si trattava
di apiari aventi una consistenza massima di alcune decine di arnie, rigorosamente
condotti a dimensioni individuali: l'apicoltura si configurava pertanto
come attività complementare e/o integrativa di quella agricola,
quando non si caratterizzava come attività strettamente familiare
o addirittura hobbystica. Bisogna arrivare al 1978 perché si riscontri
documentata la presenza di un solo primo apicoltore, in quel di Zoppola,
detentore di ben 140 alveari ! In questo contesto socio-economico di artigianalità,
l'apicoltura perseguiva comunque i suoi importanti obiettivi: - quello
di mantenere viva una tecnica d'apicoltura di tipo razionale ma anche di
tipo "naturalistico", che veniva tramandata ed acquisita di padre in figlio,
all'interno dei grossi casati; - quello di procurare alla famiglia patriarcale,
in misura spesso autosufficiente, un minimo di approvvigionamento di quell'alimento
speciale e naturale che è sempre stato il miele delle api. In quei
decenni molto esigua era l'attività commerciale legata all'apicoltura:
non commercio di sciami, né di arnie, né di favi, né
dei prodotti speciali dell'alveare (polline, pappa reale, veleno d'api).
Il miele e la cera d'api erano i prodotti per eccellenza oggetto di interesse
produttivo: il miele, innanzi tutto, soddisfaceva le esigenze alimentari-nutrizionali
della famiglia patriarcale, poi diventava "dono di riguardo", infine era
oggetto di baratto o di vendita spicciola e diretta per la poca quantità
eccedente il fabbisogno famigliare. In generale l'apicoltore estraeva il
miele dai favi nel periodo estivo, servendosi anche di rudimentali smelatori
a centrifuga autocostruiti o procurati a prestito. Anche
arnie e favi venivano per lo più autocostruiti. La cera veniva gelosamente
recuperata e convertita, tramite i consorzi agrari o ditte specializzate,
in fogli cerei da riutilizzare, oppure veniva ceduta o barattata a droghieri
e farmacisti perché ne ricavassero essenze medicinali o di profumeria.
Propoli, polline e pappa reale non erano oggetto di produzione specifica,
tutt'al più erano motivo di "degustazione" diretta. In quegli anni,
nonostante la conduzione sempre più razionale dell'apiario, perfezionatasi
nel corso dei decenni, il patrimonio apistico provinciale subiva ripetute
e periodiche decimazioni, vuoi per eventi stagionali sfavorevoli, vuoi
per la naturalezza dei metodi di conduzione, vuoi per quel flagello che
è sempre stata la peste americana. La peste americana, a cui il
solo rimedio ancor oggi è la distruzione mediante incenerimento
delle arnie infette, anche in passato veniva fronteggiata con approssimazione
e, talvolta, comportava la perdita di tutto l'apiario... con grande avvilimento
e molta rassegnazione degli apicoltori... ma dopo qualche anno si ricominciava
con rinnovato fervore, spesso "sperando" nella fortuna. Va ricordato anche
che i rapporti tra gli apicoltori, più di quanto non risulti oggi,
erano sempre di rispettosa distanza sia per paura di "contagio" sia per
motivi di gelosia o individualismo, nella supposta convinzione che l'apicoltura
fosse un'arte più che una tecnica! Lo scambio di esperienze era
scarso: poche parole e solo in caso di necessità, magari in occasione
di acquisizioni di qualche sciame per l'iniziazione.
LA COOPERATIVA
Negli anni Sessanta il territorio della "Destra Tagliamento" è abbastanza
popolato da alveari e, in un contesto di generalizzato e consistente attivismo
socio-economico di quei mitici anni Sessanta, caratterizzati dal boom economico,
viene creata la prima struttura socio-economica nel campo dell'apicoltura
locale. Il 2 dicembre 1967. un gruppo di 15 apicoltori dello Spilimberghese
(zona da sempre predisposta ad una consistente ed ottimale vocazione apistica)
costituisce la prima COOPERATIVA AGRICOLA APICOLTORI DESTRA TAGLIAMENTO
srl, con sede a Sequals. La Cooperativa ha come scopo sociale quello di
" ricevere in conferimento il miele grezzo prodotto negli alveari dei soci,
vendere per conto dei soci il miele lavorato e confezionato, promuovere,
favorire e organizzare tutte le iniziative di carattere tecnico e culturale
a favore dei soci". La Cooperativa ha la sede legale sempre in Lestans,
anche se il domicilio seguirà spesso la residenza del Presidente o del
Segretario di turno: Zoppola, Porcia, Spilimbergo, ecc. La Cooperativa,
che in qualche anno svolge notevoli attività, tenterà più volte di ampliarsi
e di affermarsi con maggiore stabilità ed estensione; ma invano, perché
l'individualismo degli apicoltori e la marginalità dell'attività apistica
in sé condizioneranno ogni migliore proposito. Inoltre, le norme giuridiche
sull'associazionismo si evolvono consistentemente, così come pure avviene
per le istituzioni territoriali locali: si pensi alla istituzione della
Regione Autonoma F.V.G. avvenuta già il 31.01.1963 e poi alla istituzione
della nuova Provincia di Pordenone avvenuta il 1.03.1968, con tutte le
conseguenti ripercussioni sulle normative. Ecco che allora, alla metà degli
anni Settanta, gli stessi dirigenti della Cooperativa si interrogarono
sulla loro ragion d'essere e sull'attualità e validità dei fini proposti.
Essi convengono di dover superare lo "status quo" agganciandosi più convenientemente
alla mutate e nuove realtà sociali, pensando ad un diverso organismo associativo
che tenga conto di tutta la realtà provinciale dell'apicoltura: si annoti
che agli inizi degli anni Settanta vari apicoltori della bassa pianura
pordenonese fanno riferimento più agevolmente al Consorzio Apicoltori di
Udine e altri della zona del sacilese gravitano verso Treviso. E' per questo
che il Consiglio della Cooperativa in carica alla fine del 1976, sentita
l'assemblea dei soci, s'impegna nella creazione di un nuovo organismo associativo:
il CONSORZIO FRA GLI APICOLTORI DELLA PROVINCIA DI PORDENONE. Con questo
nuovo Ente Sociale, che dimostra subito una "presa forte" tra gli apicoltori
di tutta la Provincia, la Cooperativa conviverà per alcuni anni ancora,
per poi ritenere esaurita la propria funzione e chiedere essa stessa il
proprio scioglimento d'ufficio, che viene accordato dalla Giunta Regionale
con delibera N° 6538 del 22. 12. 1983.
NASCE IL CONSORZIO APICOLTORI
Nel 1976 molti apicoltori, in larga parte già dirigenti della Cooperativa,
decidono di superare la situazione di incertezza con la costituzione di
un organismo che, più che occuparsi mercantilisticamente dell'apicoltura,
punti ad elevare e qualificare le già discrete capacità tecnico-professionali
degli apicoltori mediante un associazionismo che interessi tutta la neonata
Provincia di Pordenone. E sarà il caso o meno, sta di fatto che verrà eletto
alla Presidenza del neocostituito Consiglio del Consorzio Apicoltori, quel
Sig.Martina Guerrino, giovane entusiasta ed appassionato apicoltore, che
guiderà con gran merito il Consorzio per oltre un decennio, dimostrando
sempre una forte carica ideale, anche in virtù di quella diversa esperienza
di apicoltore che aveva conosciuto e vissuto quando era stato emigrante
in Olanda.
Il 21 dicembre 1976 viene costituito il
CONSORZIO FRA GLI APICOLTORI DELLA PROVINCIA DI PORDENONE
il Consorzio, che non ha fini di lucro, si propone di: "diffondere, migliore
e difendere l'apicoltura; di promuovere la conoscenza dell'opera benefica
delle api per l'agricoltura; di promuovere la conoscenza ed il consumo
dei prodotti dell'apicoltura nella Provincia di Pordenone; e in particolare
di tutelare l'interesse dei suoi associati" - durata fino all'anno 2020.
- il Codice Fiscale: 81018070938 verrà attivato dal 20 marzo 1978 - la
Partita IVA non verrà mai attivata, non rientrando il Consorzio nelle condizioni
di fattispecie.
ESORDIO D'ATTIVITA'
Come sempre succede per tutti gli organismi che nascono ex novo, all'inizio
il Consorzio era angustiato dalla carenza di mezzi e di strutture, ma questa
situazione non condizionò minimamente l'entusiasmo e la determinazione
con cui vennero affrontati i primi problemi: tutto era da fare per la nostra
apicoltura; per iniziare non c'era che l'imbarazzo della scelta: dall'informazione
alla formazione vera e propria, dall'assistenza alla cooperazione, dalla
produzione alla commercializzazione. Occorre obiettivamente osservare come
l'apicoltura fino agli anni Sessanta era esercitata dagli apicoltori della
nostra zona con metodi molto vari, diversi, a volte del tutto personalizzati:
un'apicoltura caratterizzata da una parcellizzazione ed un individualismo
spiccati. Senza retorica, ma con determinazione e chiarezza di obiettivi,
il Consiglio del neonato Consorzio, attivato dagli apicoltori più preparati
e capeggiato dall'irruento ma buon Presidente Martina, tuonava talvolta
anche fastidiosamente:"....dobbiamo cambiare modo di intendere e di fare
apicoltura...,occorre stare attenti che il Consorzio non venga fagocitato
dalle parole, dalla retorica, dai principi teorici, dai condizionamenti
di eventuali apicoltori baroni e saccenti ancorati a nozioni antiquate
se non addirittura errate!" Il proposito era quello di operare concretamente
a favore dell'apicoltore e con gli apicoltori, coniugando con grande realismo
teoria e pratica, ideali e fattibilità; e i tanti problemi dell'apicoltura
di allora si potevano sintetizzare in tre punti programmatici di grande
respiro: - informazione e formazione tecnico-professionale degli apicoltori
nella più ampia accezione del termine, - assistenza tecnico-sanitaria e
sostegno tecnico-finanziario agli apicoltori più capaci e intraprendenti,
- rilancio e valorizzazione economico-commerciali dei frutti e prodotti
dell'apicoltura. Quindi sì cominciò con la formazione e informazione sulla
struttura, natura, vita delle api nell'alveare, mediante incontri, dibatti,
conferenze e convegni, ma si passò anche ad affrontare problemi concreti
e operativi come l'alimentazione di sussistenza autunnale alle api, l'alimentazione
stimolante primaverile, la diagnosi e la profilassi delle malattie, fornendo
nettarine e sulfatiazolo, nonché sollecitando l'abbonamento a riviste specializzate
per gli apicoltori. Ma ben presto ci si accorse, in Consiglio come fuori,
che occorreva assistere gli apicoltori ancora più da vicino perché tra
le indicazioni delle conferenze e la pratica intercorreva un "salto" non
facile da effettuare per tutti gli apicoltori! Ecco allora prospettarsi
la necessità di assistere gli apicoltori anche sul " campo", con l'intervento
generoso ma qualificato degli apicoltori più esperti. Sull'esperienza di
mutua socialità e solidarietà, attuata e osservata nell'omologo Consorzio
Apicoltori di Trento attorno alla figura del saggio Presidente M.o Andreatta,
si trapiantò la figura dell'Esperto Apistico a "servizio" del Consorzio.
Una figura, quella dell'Esperto che non aveva nessun presupposto giuridico,
ma che era oltremodo utile in quegli anni Settanta in cui l'attività apistica
era marginale e quasi del tutto ignorata dagli Operatori Sanitari preposti.
Una figura che, ancorché priva di riconoscimento giuridico, nel nostro
Consorzio e nei primi anni assommava il servizio di assistenza tecnica
oltre che quello di sorveglianza e assistenza sanitaria. Una figura che
verrà istituzionalmente recepita, molti anni dopo, dalla nostra Legge Regionale
16/88. Ecco i "filoni" di intervento attivati dal Consorzio con quell'entusiasmo
iniziale e quella tenacia e abilità che non mancarono di sortire effetti
via via sempre più benefici.
NELLA DIREZIONE DI UNA STRUTTURAZIONE SEMPRE PIU' AMPIA, FORTE ED
EFFICACE DELL' ORGANIZZAZIONE DEL CONSORZIO:
-
Instaurazione ed intrattenimento di rapporti informativo-culturali
con tutti gli apicoltori della Provincia, specie di quelli esterni e
più "lontani" dal Consorzio, nella consapevolezza che la "qualità" globale
dell'apicoltura sul territorio é in buona parte condizionata da questi.
Naturalmente ai Soci del Consorzio deve venir garantito un servizio più
completo e articolato, come si conviene agli aderenti di qualsiasi sodalizio.
-
Suddivisione del territorio della Provincia di Pordenone in zone apisticamente
omogenee, con persone-apicoltori referenti sul posto, che fanno da tramite
e supporto all'operatività del Consorzio.
-
Pronta disponibilità a viaggi, incontri e relazioni che riguardino
aspetti e problemi dell'apicoltura "oltre il caso del singolo", in qualsiasi
posto della Provincia.
INFORMAZIONE E FORMAZIONE TECNICO-PROFESSIONALE DEGLI APICOLTORI:
-
Invito a non esercitare l'apicoltura secondo la sola tradizione familiare.
-
Invito ad abbonarsi e quindi consultare, leggere e approfondire, in
maniera critica, libri e riviste di apicoltura.
-
Far "circolare" idee, problemi, esperienze negli incontri consortili,
perché l'apicoltura é un'attività "super" aziendale, legata al territorio:
non si fa apicoltura da soli!
-
Promuovere conferenze su problemi di tecnica apistica specifici, anche
emergenti occasionalmente.
-
Promuovere cicli di conferenze sulla conduzione tecnica dell'apicoltura.
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Promuovere convegni su tematiche generali dell'apicoltura, sia per
affrontare i problemi di più largo respiro, ma anche per coinvolgere
i diversi ambiti istituzionali preposti all'apicoltura.
NELLA DIREZIONE DELLA "BONIFICA" SANITARIA DEGLI APIARI:
-
Priorità agli interventi degli Esperti Apistici per problemi di sanità
apistica.
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Informazione ricorrente e insistente agli apicoltori sulle tematiche
sanitarie.
-
Sollecito dell'intervento dell'autorità sanitaria istituzionale (Veterinari)
affinché si attivino in tutti i casi di emergenza sanitaria accettando
la presenza e la collaborazione dell'Esperto Apistico.
-
Incentivare il ricambio di attrezzature apistiche obsolete, spesso
fonte del protrarsi o del manifestarsi di nuove infezioni.
NEL CAMPO DELL'ASSISTENZA TECNICO-PRATICA AGLI APICOLTORI:
-
Esposizione ed esibizione in visione, dei vari modelli di arnie (con
disegni, misure, materiali e convegni), per un apiario moderno e razionale,
volendo soppiantare del tutto e al più presto la presenza dei pericolosissimi
bugni.
-
Fornitura di presidi sanitari adeguati a scopo sanificante agli apicoltori
toccati dalla peste americana o da altre patologie, o a quelli che preventivamente
volevano premunirsi.
-
Indicazioni bibliografiche e logistiche per l'acquisto di prodotti
e tecnologie moderne (rapportate alle propria dimensione aziendale).
-
Approntamento di servizi associativi utili (raccolta e riconsegna della
lavorazione della cera, acquisti di materiali in maniera coordinata,
sperimentazioni tecniche e sanitarie, ricerche e studi su problemi indicati,
ecc.)
NELLA DIREZIONE DELLA SENSIBILIZZAZIONE DELL' AMBIENTE SOCIO-POLITICO
PER TOGLIERE L'APICOLTURA DALLA SUA PRESSOCHE' TOTALE EMARGINAZIONE ISTITUZIONALE:
-
Invocare, in ogni sede istituzionale e in ogni occasione pubblica,
il diritto dell'apicoltura, in quanto settore facente parte del comparto
agricolo, a beneficiare di adeguati contributi economici pubblici per
il suo miglioramento e promozione, in relazione ai benefici che essa
arreca a tutta la natura e all'agricoltura in generale.
-
Invocare l'intervento dell'autorità sanitaria per risolvere i problemi
di sanità pubblica che istituzionalmente le competevano, ma anche per
collaborare di più e meglio nel campo apistico (era proverbialmente noto
che i Veterinari, in quegli anni, per una mucca si scomodavano anche
di notte, ma ignoravano del tutto qualsiasi richiesta di intervento a
seguito di patologie apistiche).
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Caldeggiare la pubblicizzazione, coi vari mezzi d'informazione, dei
problemi delle api, dell'apicoltura, degli apicoltori, dei prodotti dell'alveare
(cercando di contraddire e rettificare quindi tanta disinformazione o
tanti luoghi comuni spesso errati).
-
Ricercare occasioni di inserimento e di incontro con gli altri comparti
dell'agricoltura (soprattutto con orticoltura e frutticoltura), poiché
l'apicoltura non poteva operare se non in armonia ed equilibrio con l'ambiente
agro-naturalistico circostante (si pensi alle sempre più frequenti morie
in alveari da trattamenti agricoli impropri).
-
Strillare con misura, ma efficacemente, per la risoluzione di ogni
e qualsiasi altro grosso problema la cui soluzione travalicasse le competenze
e le possibilità del Consorzio.
QUALIFICARE L'IMMAGINE ANCHE MERCEOLOGICAMENTE, DEI PRODOTTI DELL'APICOLTURA:
Uniformare i contenitori di vendita del miele anche con la creazione
e la adozione di una etichetta consorziale, come bandiera nella commercializzazione
del miele nostrano: un aspetto non a valenza campanilistica, ma a indicazione
ed identificazione qualitativa e d'origine del prodotto locale.
Mantenere rapporti privilegiati, senza adesioni vincolanti, con l'UNAPI
(Unione Nazionale Apicoltori Italiani), l'Associazione Nazionale che, più
di ogni altra, negli anni Ottanta aveva come obiettivo politico primario
la valorizzazione del miele italiano, e con la FAI (Federazione Apicoltori
Italiani) che, se fino agli anni Ottanta coordinava esclusivamente le Associazioni
e gli apicoltori professionisti, ora si fa carico più opportunamente dei
problemi di tutta l'apicoltura, anche di quella cosiddetta minore.
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